Qualcuno dice che si sta perdendo la capacità (o la
voglia) di indignarsi. Al punto che nella sensibilità comune le maglie si fanno
sempre più larghe. E passa di tutto. Così – ad esempio - si reagisce forse in
modo inadeguato alla misura inserita nella manovra finanziaria per alzare dal
74% all’85% la soglia di invalidità riconosciuta ai fini dell’assegno di Stato.
Con l’intento - dichiarato in un primo momento – di colpire i falsi disabili.
Cioè un provvedimento che penalizza, generalizzando, senza andare a cercare,
con i dovuti controlli, chi inganna eventualmente su un terreno così delicato e
cruciale, come quello dell’handicap e della invalidità appunto. Alcune voci,
non solo dal mondo delle Associazioni familiari, si sono levate per
stigmatizzare questo modo incredibile e sconcertante di fare politica sul
fronte dei più deboli e dei più sfortunati. A dire il vero – nello specifico –
qualcosa si sta muovendo o, almeno, dà l’impressione di un qualche
ripensamento. In seno alla maggioranza di Governo, in particolare dal Pdl, si
prova ad apportare una manciata di correttivi, escludendo dall’alzare all’85%
di invalidità alcune patologie disabili. Ma è ancora un passo incerto,
incompleto, insufficiente, pasticciato. Basti citare la soluzione che si
vorrebbe adottare restringendo al limite del 74% l’unica patologia disabile
riscontrata, mentre si farebbe risalire all’85% la pluralità di patologie (magari
singolarmente a bassa invalidità ma assommate…). “Sembra poi aumentare – scrive
preoccupato ‘Avvenire’ – la discrezionalità delle commissioni mediche che già
in passato ha creato problemi, ostacoli e dolorose incomprensioni. Ora, ad
esempio, si richiede un ‘deficit della deambulazione permanente ed assoluto’.
Ma un disabile mentale può camminare benissimo e non sapere dove sta andando. E
allora, cosa facciamo? Gli togliamo l’indennità di accompagnamento? La
burocrazia non è mai stata ‘amica’ dei disabili e delle loro famiglie”. Molte
Associazioni di disabili poi sono allarmate, per l’introduzione di un criterio
che “rischia di creare nuovi esclusi” come persone “con sindrome di Down che
deambulano ma non sanno dove vanno, persone che riescono a vestirsi od a
mangiare ma che magari non sanno dove si trovano o chi sono” (ancora da
“Avvenire”). Insomma, per dirla tutta, c’è solo da abolire di netto il
provvedimento della Finanziaria, tornando al 74% di invalidità, senza altri
zig-zag penosi. Per mettersi quindi con lucidità a scovare e sconfiggere le
false invalidità. Senza sparare nel mucchio, senza alzare polveroni, senza
mischiare le carte. Si fa fatica a comprendere questa logica applicata al mondo
della disabilità. Evidenzia un approccio facilone e grave, perché va ad
incidere nella carne viva di chi è già gravato di tanti affanni e limiti.
Vengono in mente aggettivi pesanti, come quelli usati dalle opposizioni (“norma
cinica e scandalosa, frutto di una vera e propria miopia politica”). Ma
possibile che oggi, a fronte della crisi, il verbo ”tagliare” sia un idolo
intoccabile? Perché il nostro grado di civiltà pubblica non si va misurare
sulla capacità di ridurre ed azzerare gli sprechi veri, invece che sulla
disinvoltura nell’assottigliare risorse quasi a casaccio (senza preoccuparsi di
coloro ai quali tocca…)?
Una società che va raccattare qualche spicciolo,
mortificando alla rinfusa i disabili, si qualifica da sé. E’ un brutto segnale,
anzi un sintomo umiliante. Se anche si ricorda che l’assegno di invalidità che
si vorrebbe colpire è pari a 277 euro e 57 centesimi al mese… Abbiamo sempre
immaginato che nel concetto fondamentale di “bene comune” stesse una premura
prioritaria per i soggetti più deboli. Invece dobbiamo raccogliere altre
conclusioni, mentre si è alle prese con la crisi da fronteggiare. Non è
demagogia spiccia ma è esigenza di giustizia distributiva insistere su ciò che
di superfluo può essere ridimensionato, su ciò che ha il sapore di spreco e va
azzerato, su ciò che i più ricchi e tutelati possono dare senza soffrirne
troppo. Che i sacrifici siano caricati sulle spalle di chi ha già tanti pesi
dolorosi umanamente da portare per l’handicap e la disabilità davvero ci sembra
insopportabile.