Insopportabile “tagliare” sulle disabilità 

07/07/2010 
 
La manovra colpisce anche gli invalidi 
 

Di Corrado Avagnina


Qualcuno dice che si sta perdendo la capacità (o la voglia) di indignarsi. Al punto che nella sensibilità comune le maglie si fanno sempre più larghe. E passa di tutto. Così – ad esempio - si reagisce forse in modo inadeguato alla misura inserita nella manovra finanziaria per alzare dal 74% all’85% la soglia di invalidità riconosciuta ai fini dell’assegno di Stato. Con l’intento - dichiarato in un primo momento – di colpire i falsi disabili. Cioè un provvedimento che penalizza, generalizzando, senza andare a cercare, con i dovuti controlli, chi inganna eventualmente su un terreno così delicato e cruciale, come quello dell’handicap e della invalidità appunto. Alcune voci, non solo dal mondo delle Associazioni familiari, si sono levate per stigmatizzare questo modo incredibile e sconcertante di fare politica sul fronte dei più deboli e dei più sfortunati. A dire il vero – nello specifico – qualcosa si sta muovendo o, almeno, dà l’impressione di un qualche ripensamento. In seno alla maggioranza di Governo, in particolare dal Pdl, si prova ad apportare una manciata di correttivi, escludendo dall’alzare all’85% di invalidità alcune patologie disabili. Ma è ancora un passo incerto, incompleto, insufficiente, pasticciato. Basti citare la soluzione che si vorrebbe adottare restringendo al limite del 74% l’unica patologia disabile riscontrata, mentre si farebbe risalire all’85% la pluralità di patologie (magari singolarmente a bassa invalidità ma assommate…). “Sembra poi aumentare – scrive preoccupato ‘Avvenire’ – la discrezionalità delle commissioni mediche che già in passato ha creato problemi, ostacoli e dolorose incomprensioni. Ora, ad esempio, si richiede un ‘deficit della deambulazione permanente ed assoluto’. Ma un disabile mentale può camminare benissimo e non sapere dove sta andando. E allora, cosa facciamo? Gli togliamo l’indennità di accompagnamento? La burocrazia non è mai stata ‘amica’ dei disabili e delle loro famiglie”. Molte Associazioni di disabili poi sono allarmate, per l’introduzione di un criterio che “rischia di creare nuovi esclusi” come persone “con sindrome di Down che deambulano ma non sanno dove vanno, persone che riescono a vestirsi od a mangiare ma che magari non sanno dove si trovano o chi sono” (ancora da “Avvenire”). Insomma, per dirla tutta, c’è solo da abolire di netto il provvedimento della Finanziaria, tornando al 74% di invalidità, senza altri zig-zag penosi. Per mettersi quindi con lucidità a scovare e sconfiggere le false invalidità. Senza sparare nel mucchio, senza alzare polveroni, senza mischiare le carte. Si fa fatica a comprendere questa logica applicata al mondo della disabilità. Evidenzia un approccio facilone e grave, perché va ad incidere nella carne viva di chi è già gravato di tanti affanni e limiti. Vengono in mente aggettivi pesanti, come quelli usati dalle opposizioni (“norma cinica e scandalosa, frutto di una vera e propria miopia politica”). Ma possibile che oggi, a fronte della crisi, il verbo ”tagliare” sia un idolo intoccabile? Perché il nostro grado di civiltà pubblica non si va misurare sulla capacità di ridurre ed azzerare gli sprechi veri, invece che sulla disinvoltura nell’assottigliare risorse quasi a casaccio (senza preoccuparsi di coloro ai quali tocca…)?

Una società che va raccattare qualche spicciolo, mortificando alla rinfusa i disabili, si qualifica da sé. E’ un brutto segnale, anzi un sintomo umiliante. Se anche si ricorda che l’assegno di invalidità che si vorrebbe colpire è pari a 277 euro e 57 centesimi al mese… Abbiamo sempre immaginato che nel concetto fondamentale di “bene comune” stesse una premura prioritaria per i soggetti più deboli. Invece dobbiamo raccogliere altre conclusioni, mentre si è alle prese con la crisi da fronteggiare. Non è demagogia spiccia ma è esigenza di giustizia distributiva insistere su ciò che di superfluo può essere ridimensionato, su ciò che ha il sapore di spreco e va azzerato, su ciò che i più ricchi e tutelati possono dare senza soffrirne troppo. Che i sacrifici siano caricati sulle spalle di chi ha già tanti pesi dolorosi umanamente da portare per l’handicap e la disabilità davvero ci sembra insopportabile.