
In questo video messaggio il vescovo Derio riflette sul significato delle feste cristiane nel tempo che segue il Natale e l’Epifania, invitando a domandarsi che cosa abbiano davvero generato nella vita quotidiana. Riprendendo la lettera pastorale, propone due verbi per comprenderne il senso profondo: arare e condire. La festa, spiega, serve anzitutto ad arare la vita. Come l’aratura nei campi non produce risultati immediati ma rivolta la terra e la rende pronta ad accogliere il seme, così la festa ribalta il nostro sguardo abituale. Nei giorni ordinari siamo guidati dal calcolo, dall’utile, dalla produzione e dall’immediato; la festa invece ci invita a guardare la realtà da un altro punto di vista, quello della gratuità, dello stupore, della relazione, della cura e persino del sogno. È un tempo che rende la vita più “friabile”, meno indurita, più disponibile ad accogliere la presenza di Dio. Gesti semplici come condividere un pasto, giocare, aiutare qualcuno o partecipare alla messa diventano così occasioni per aprirsi, per dimorare nella relazione e nella trascendenza. In questo orizzonte si colloca anche la parabola del seminatore, che ricorda come Dio semini con abbondanza, senza misura, mentre l’uomo è chiamato a preparare il terreno. Il secondo verbo è condire. Come il sale esalta il sapore dei cibi, così la festa serve a dare gusto alla vita, a impedirle di diventare insipida. Le celebrazioni, e in particolare l’eucaristia, sono un insieme di parole e gesti che restituiscono sapore al vivere quotidiano, fanno emergere le potenzialità personali e permettono di ripartire con rinnovata energia. Il vescovo conclude augurando che il nuovo anno sia vissuto riscoprendo le feste come tempo di aratura e di condimento della vita, per camminare con maggiore profondità e speranza.
