
«Si è sempre fatto così». Questa affermazione la potremmo sentire in qualche corridoio delle nostre sacrestie: le generazioni cambiano, ma le vecchie abitudini restano. Di conseguenza, le nostre chiese alcune volte rimangono permeate di registri che sono frutto di interpretazioni personali o più o meno popolari delle regole liturgiche. Qualcuno potrebbe dire: ma anche nella liturgia ci sono delle regole? Sì. Ogni epoca ha dato il suo contributo, più o meno evidente. Certamente il Concilio Vaticano II è stato, e lo è ancora oggi, un punto chiave per la storia della Chiesa e anche della sua liturgia, che non ha solo visto comparire altari e sacerdoti rivolti al popolo, ma molto altro, che ancora oggi dobbiamo riscoprire e riaffermare. Un aspetto essenziale, che spesso viene trascurato, è la cura e l’attenzione del decoro e dell’arte floreale: nulla deve essere messo per caso, tutto ha un suo significato, nessuno è il protagonista nella liturgia, ma uno solo è Colui sul quale dobbiamo porre lo sguardo.
Quando entri in una chiesa, tutto ti deve invitare alla bellezza. Certamente molte nostre chiese sono già ricche di statue, quadri e fregi, ma nulla deve distrarre: tutto deve restituire bellezza. Anche una composizione floreale deve restituire la bellezza che il Creatore ha già dato nell’incantevole unicità della natura. Tutto questo ha bisogno di allenare lo sguardo e mettersi in ascolto, innanzi tutto, della Parola. Lo stesso evangelista Matteo ci aiuta a scoprire la bellezza del creato nel capitolo 6 del suo Vangelo: «Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure, io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro». Il primo verbo che incontriamo è “osservate”: questa è la chiave per dare senso a quello che poniamo nelle nostre chiese. Nulla è per caso, tutto ha un significato, ma dobbiamo prima formarci ed essere formati a porre lo sguardo giusto e capire quali sono le “regole” che portano ad avere un’aula liturgica degna di un’assemblea orante, dove l’altare sia il centro, l’ambone il trono della Parola, il tabernacolo una degna custodia eucaristica, l’area battesimale fonte di fede e vita nuova… Non servono grandi opere, basta dare senso a quello che già c’è. Nella “nobile semplicità” dettata dal Vaticano II, una composizione floreale fatta bene e collocata nel luogo corretto significa più di tante piante e fiori sparsi in ogni angolo. Ogni sacramento, ogni solennità e festa dell’anno liturgico richiede un modo diverso di far fiorire lo spazio liturgico. Per questo è necessario conoscere il Messale, il Lezionario, la Sacra Scrittura. I fiori devono poter dire la Parola, specificata in coerenza con la liturgia del giorno, come il canto o la musica.
Proprio per venire incontro a questa sentita esigenza, l’Ufficio Liturgico diocesano propone un corso base di “Decoro e arte floreale per la liturgia”, che si svolgerà a Miradolo nei locali della Piccola Comunità di Nazareth (via Chiesa di Miradolo, 19) nel mese di giugno, il giovedì (4, 11 e 18) alle ore 20:30 oppure (a scelta dei partecipanti) il sabato (6, 13 e 20) dalle 14:30 alle 17. Il corso – tenuto da Anna Maria Quaglia dell’Ufficio Liturgico diocesano – è rivolto agli operatori pastorali di liturgia, ai catechisti e a tutte le persone desiderose di imparare e mettersi al servizio delle comunità parrocchiali o religiose. Prenotazioni entro giovedì 28 maggio via mail (ufficioliturgico@diocesipinerolo.it) oppure telefonicamente (370.3061197). È richiesto un piccolo contributo per le spese dei materiali.
Mattia Possetti
(Ufficio Liturgico diocesano)
