
Al Convegno di Pastorale della Salute della diocesi di Torino dello scorso 12 febbraio, ha partecipato anche una delegazione del Centro Volontari della Sofferenza di Pinerolo; tra i relatori il suo presidente, Andrea Grosso.
Sabato 12 febbraio si è svolto il Convegno di Pastorale della Salute della diocesi di Torino. Oltre trecento persone si sono incontrate nella sala conferenze della parrocchia Santo Volto di Torino in occasione della Giornata mondiale del Malato.
Presente all’incontro anche una delegazione del Centro Volontari della Sofferenza di Pinerolo. Andrea Grosso, pinerolese, presidente del CVS-Pinerolo figurava tra i relatori. Dopo il saluto dell’arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia, la prima parte della mattinata è stata dedicata all’ascolto della scrittura con una riflessione sulla parabola del buon samaritano, mettendo in evidenza come siano caratterizzati i personaggi che passano: un sacerdote, un levita e un samaritano mentre l’uomo aggredito è semplicemente un uomo. Un uomo “mezzo morto”, cioè sospeso. La malattia sospende tutte le nostre attività, i nostri sogni, i nostri progetti. Lo si è sperimentato anche in tempo di pandemia dove tutti siamo stati sospesi. La nostra salvezza dipende anche da chi ci passa accanto. Chi si fa vicino. Per quanto può fare. Non si può giudicare l’atteggiamento del levita e del sacerdote che lavorano al tempio. Ma si può cogliere l’atteggiamento di chi può fermarsi. Così Gesù ci invita a fare. Secondo le nostre possibilità. Farsi prossimo. Prenderci cura. Concretamente. È stata poi la volta delle testimonianze: Elisabetta Bignamini del Regina Margherita, Salvatore Petrozzino, responsabile dell’Unità spinale del CTO di Torino, e il diacono Giuseppe Saretto, responsabile della pastorale del lutto. Tutti hanno messo in luce come ciò che è prepotentemente entrato a far parte della cura, all’interno delle strutture sanitarie, è la relazione con il malato. Non è sufficiente curare un organo ma la persona nella sua interezza. Sembrerebbe scontato ma non lo è. Andrea Grosso, unica voce in rappresentanza del malato e anche unica persona con disabilità presente all’incontro, ha poi raccontato la sua esperienza. Non solo di malato costretto su una sedia a rotelle, ma di un malato che non è solo un oggetto di cure, ma anche un soggetto di azione. La sua vita è cambiata da quando un’ammalata come lui, Maria Grazia, lo è andato a trovare la prima volta facendosi portare in braccio per quattro piani senza ascensore. Ha conosciuto così la spiritualità del Centro Volontari della Sofferenza dove i volontari sono gli ammalati stessi. Così anche lui ha potuto trovare il modo per rendersi prossimo. Da alcuni anni è diventato ministro straordinario dell’Eucaristia nella sua parrocchia di Spirito Santo di Pinerolo.
Monsignor Nosiglia ha poi voluto sottolineare una iniziativa importante. In pochi anni le residenze per anziani si sono moltiplicate fino ad essere oltre 250 solo nel territorio della diocesi di Torino, per questo motivo si è stipulata una convenzione tra le RSA e la Diocesi per l’assistenza spirituale degli ospiti. Non è solo una questione meramente giuridica. Si tratta di riconoscere civilmente, attraverso l’istituto giuridico della convenzione, la presenza e la missione della Chiesa locale presso gli anziani e gli ammalati. Una vicinanza della comunità a chi chiede l’assistenza religiosa che non può essere solo demandata alla singola iniziativa del parroco locale, ma deve essere espressione della Chiesa che può mandare così anche laici preparati e appositamente inviati dalla comunità.
Ives Coassolo

