
Stefania Raymondo è moglie e mamma di quattro figli. Psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale. Ha conseguito il master in “Scienze del matrimonio e della famiglia” presso l’università lateranense. È cofondatrice del centro per la coppia e la famiglia “Il sicomoro”.

Nella lettera pastorale sulla spiritualità il vescovo Derio ha dedicato un capitolo al corpo. Scrive: «la spiritualità sta dentro ogni aspetto della vita. È il nostro modo di stare al mondo, di guardare, di sentire, di pensare, di camminare. Riguarda gli occhi, le orecchie, il cuore, i piedi…» Quanto è importante, soprattutto in un contesto sempre più virtuale, la corporeità nell’esperienza umana e cristiana?
«La componente verbale è la parte meno interessante e meno determinante della comunicazione», afferma lo psicologo Richard Bandler. Ha ragione. Pensiamo a quante volte ci è capitato di intuire che qualcosa sta preoccupando un nostro amico, nonostante, con le parole, ci dica: «Tutto bene». Sono sufficienti un’espressione del suo viso o una stretta di mano diversa dal solito per farci dubitare. Quante volte riusciamo a capire come è andata la giornata di lavoro di nostro marito o nostra moglie prima ancora che apra bocca. La sua andatura, il suo sguardo valgono più di tante parole. Il nostro corpo parla. Se mettiamo le braccia conserte e abbassiamo lo sguardo, stiamo dicendo all’altro «non voglio comunicare». Il nostro corpo parla. Sempre. Noi comunichiamo con esso, in ogni sua parte. Entriamo in relazione con l’altro attraverso di esso, e con noi stessi, grazie ad esso. E proviamo a pensare all’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Giovanni X, o a quello con l’Imam di Al Azhar: l’immagine dei loro abbracci trasmette in un istante il desiderio di unione più di qualsiasi discorso. Il buon Dio più di tutti ha compreso l’importanza della corporeità: ogni giorno ed ogni domenica si fa corpo eucaristico per farsi mangiare.
Il vescovo, nella sua lettera, ricorda che la realtà è molto più ricca, varia, complessa di quanto riusciamo a cogliere con i nostri occhi. È possibile “allenare” lo sguardo?
Spesso riconosciamo chi ha scritto un libro o una poesia, chi ha dipinto un quadro o composto una canzone prima ancora di leggere il nome dell’autore. La punteggiatura, la scelta di parole piuttosto che altre, un certo modo di usare il pennello ci permettono di individuare l’artista. Diciamo che ne riconosciamo “lo stile” e lo stile lo possiamo definire come il riproporre, il ripetere determinate caratteristiche. Se questo è vero nell’arte, lo è ancora di più nella nostra quotidianità, dove noi esseri umani tendiamo a ripetere schemi di azione, a rispondere all’ambiente secondo dei “copioni” che apprendiamo e riproponiamo. Questo però porta con sé una selezione degli stimoli, un riconoscimento e un’accettazione di ciò che già conosciamo e ci aspettiamo, rendendoci miopi al nuovo, all’originale. Questo accade naturalmente, ma quanta ricchezza possiamo trovare se ci forziamo ad allargare lo sguardo. Pensiamo alle persone che abbiamo accanto: il ricorso a questi copioni può facilmente appiattire l’immagine che abbiamo di loro, ma se ci sforziamo di superare le rigidità dei ruoli, potremo sorprenderci. Quanta meraviglia ad esempio ci può essere nel sentir raccontare da un nonno la propria infanzia, perché questi ricordi ci permettono di vedere in lui anche un padre e addirittura un figlio! È difficile allenare lo sguardo alla meravigliosa complessità che ci circonda, ma esserne consapevoli è un inizio.
Dagli occhi alle orecchie che spesso sono sovraccaricate di parole, suoni, rumori. Quando è importante il silenzio nella nostra vita?
Non è sufficiente tacere ed eliminare i suoni che ci circondano per avere silenzio. Il silenzio va costruito. I pensieri altrimenti possono intraprendere strade pericolose, come quella delle preoccupazioni o delle paure che, se lasciate ingestite, possono diventare soffocanti. Il silenzio va accompagnato nel corpo, o ci si accorge di non riuscire a fare a meno di dargli retta (quante volte ci sarà capitato di dover interrompere il raccoglimento che ci stavamo regalando, perché ci accorgiamo di avere una sete impellente!). Insomma, il silenzio non è solo “togliere”, bensì ricchezza, perché per raggiungerlo occorre esercizio e impegno. In una realtà in cui si corre e vogliamo tutto e subito, diventa una importante sfida.
Mente e cuore. È possibile trovare un’armonia tra due modi così diversi di percepire e approcciarsi alla realtà?
In questo periodo di guerra, una parola tanto cara è “dialogo”. Anche per quanto riguarda ciascuno di noi, il dialogo è ingrediente fondamentalmente. Con chi ci sta accanto, certo, ma anche all’interno di noi. Senza esserne consapevoli, nella nostra incantevole complessità esiste un equilibrio tra le varie parti che ci compongono. Mente, corpo, cuore, sono in un’armonia che ci permette di essere sereni con noi stessi. Quando il dialogo tra le parti si fa difficile, quando per qualche ragione si inceppa, ecco che compaiono dei sintomi. Un modo per informarci che c’è qualcosa su cui lavorare per ritrovare un dialogo positivo. Sarebbe utile pensare a mente e cuore non come due entità in un braccio di ferro, bensì in una relazione arricchente e complementare.
Quanto la psicologia può aiutarci a coltivare e far crescere la nostra dimensione spirituale?
«La vita non è quello che dovrebbe essere. È quello che è. Il modo in cui lo gestisci è ciò che fa la differenza». Quale cambio di prospettiva ci offre la psicoterapeuta Virginia Satir! Abbiamo a che fare con una quotidianità fatta di obiettivi da raggiungere, compiti da affrontare, problemi concreti che in qualche modo dobbiamo risolvere. Una realtà in cui siamo immersi e a cui non possiamo sottrarci. Ma, ecco il cambio di prospettiva, ci offre la possibilità di scegliere come vivere tutto ciò. E questo perché siamo esseri umani, capaci di andare oltre al concreto per cercare un senso al nostro agire, dei valori con cui orientarci, dei sogni e delle speranze con cui ridipingere anche i gesti più ripetitivi. Ci offre la possibilità di cercare il silenzio in un mondo di caos, di pregare per la pace in un oggi di guerre, di desiderare famiglie numerose in un una società spaventata dal futuro. Come definire in modo più vero la spiritualità? A volte abbiamo però bisogno di uno spazio, un tempo in cui renderci conto di essere liberi di trascendere ciò che sembra opprimerci o preoccuparci e la psicologia può offrire un appiglio. A volte abbiamo bisogno di un aiuto per renderci conto che, come diceva padre Gasparino, non basta lamentarci del buio, piuttosto possiamo accendere una candela.
