La Visitazione: il sale nascosto che dà gusto al mondo

Alla scoperta degli ordini religiosi della diocesi di Pinerolo. Le monache della Visitazione si raccontano: «Siamo qui, semplicemente, a tenere accesa la fiaccola della fede e della preghiera per tutti, come Mosè solo sul monte, come Maria ai piedi di Gesù».

Prima di parlare di Visitazione e visitandine, possiamo anzitutto chiederci: «Chi sono le monache?»

È la Chiesa stessa che ce lo dice attraverso la Costituzione Apostolica di Papa Francesco “Vultum Dei quaerere”: sono delle «donne che, mosse da un anelito profondo del cuore, entrano in un pellegrinaggio alla ricerca del Dio vero… una ricerca sempre incompiuta, un cammino motivato dall’amore a Cristo e all’umanità».

Le monache vivono, giorno dopo giorno, quella vita contemplativa che è di ogni cristiano, cioè seguire Gesù via – verità e vita e «percepire il rumore dei passi di Dio nel quotidiano, con uno sguardo di fede». Giustamente le monache, come qualcuno ha detto, non sono delle super cristiane, ma delle serve ostinate e gioiose dell’essenziale, che è Dio

 

La storia

In Pinerolo la presenza di un monastero dell’Ordine della Visitazione Santa Maria, si articola in due momenti.

Il primo è nel 1622, quando il suo fondatore, Francesco di Sales, pochi mesi prima della morte venne a Pinerolo, su ordine del Papa Gregorio XV, per presiedere il Capitolo dei monaci Foglianti (detti anche Benedettini bianchi) che dimoravano presso l’Abbazia di Santa Maria ad Abbadia Alpina. Invitato anche ad amministrare la Cresima nella cappella dei Disciplinanti di San Francesco e Santa Croce che allora si trovava dove oggi sorge la Chiesa del Monastero della Visitazione, durante la funzione ebbe un’ispirazione divina e profetizzò: «Qui un giorno vi saranno le mie figlie».

Effettivamente, dopo qualche anno (ed è la seconda data), nel 1634 arrivarono delle visitandine provenienti dal Monastero della Visitazione di Annecy e di Embrun: attraverso il colle del Monginevro discesero a Salza di Cesana, da dove poi proseguirono per Sestriere, raggiungendo prima Pragelato, poi Fenestrelle, Mentoulles e infine Pinerolo. Da 388 anni, quindi, la vita delle monache è intrecciata con la vita della città di Pinerolo e del suo territorio, un intreccio di storia e di preghiera, suppliche e ringraziamenti a Dio provenienti da monache conosciute (alcune di loro provenivano dalle famiglie più nobili della regione, ad esempio: I Canalis di Cumiana, vi erano sorelle e una nipote della famosa Marchesa di Spigno, i Provana di Frossasco, i Bigliore di Luserna, i Benso di Cavour) e da quelle sconosciute alla storia, umili e nascoste ma “potenti” sul cuore di Dio.

Francesco di Sales aveva fondato la Visitazione nel 1610 ad Annecy (allora territorio savoiardo), era un uomo di 43 anni, ma già in fama di santità, vescovo di Ginevra, ma con sede episcopale ad Annecy; con lui, come cofondatrice, vi era Giovanna Francesca di Chantal, donna di 37 anni, vedova a 28 anni.

Il nascente istituto fu dedicato al mistero della “Visitazione Santa Maria” liturgicamente allora tenuto poco in considerazione (ufficialmente fu solennizzato nel XIX secolo). Già molto tempo prima della fondazione questo mistero del rosario aveva segnato profondamente Francesco di Sales, la sua teologia, la sua spiritualità, la lettura del mondo che faceva. Era per lui la via della realizzazione, del progetto di Dio sul mondo, poiché l’accento di questo mistero è messo sull’unione (la “comune unione”), sull’amore di amicizia.

Scriveva infatti: «Cos’è la Visitazione della Madonna a santa Elisabetta se non un raduno di umiltà e di carità, o un riassunto degli effetti di queste due virtù praticate dalla Beata Vergine verso la cugina? L’umiltà e la carità hanno un solo oggetto, che è Dio, alla cui unione tendono; tuttavia passano da Dio al prossimo, ed è lì che si perfezionano».

Anche nelle Costituzioni, in piena sintonia con il Vangelo, la vita della visitandina diventa “visitazione”, una visitazione reciproca, fatta di attenzione, di dolcezza, servizio fra sorelle e aperta, secondo le circostanze, al prossimo che vive nel mondo.

Francesco punterà molto sulla una vita comunitaria, sulla liturgia, la preghiera, sul lavorare insieme, a differenza di altri Ordini più antichi che valorizzavano di più la solitudine, il ritiro e la penitenza.

E anche riguardo al prossimo egli fu innovativo, permettendo anche l’accoglienza in clausura a donne desiderose di pregare, di rivedere un po’ la propria vita, di prepararsi ad una confessione, ad una scelta esistenziale o per rinforzare le scelte già fatte.

Il presente

E oggi, cosa facciamo noi a Pinerolo? Siamo qui, semplicemente, a tenere accesa la fiaccola della fede e della preghiera per tutti, come Mosè solo sul monte, come Maria ai piedi di Gesù.

La nostra comunità, attualmente, è una comunità eterogenea, sia come età, provenienza e cultura. Siamo 11 sorelle e cerchiamo, attraverso la preghiera, la vita fraterna e la liturgia di ogni giorno, di essere quel sale nascosto che dà gusto al mondo.